Rami a penzoloni

scritto da DebraL
Scritto Ieri • Pubblicato 12 ore fa • Revisionato 12 ore fa
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Testo: Rami a penzoloni
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Sono seduta sulla panchina di un parco e guardo i rami di un salice che scendono verso la terra, facendo da cornice a questo piccolo pezzo di sentiero. La mia panchina é rossa ed é ricoperta di goccioline. Mi sono seduta perché mi veniva da vomitare. Ho notato che il silenzio del bosco é meglio della musica delle cuffiette. Però il silenzio può essere anche pericoloso. Se ne abusi può farti diventare parte di lui: una forza che ti inghiottisce come sabbie mobili. Ho sentito un impeto ansioso che mi ha fatto venire voglia di gridare, di strappare con le unghie l'atmosfera che mi circonda. Da questa prospettiva mi sembra solo un quadro di cattivo gusto. Disonesta come un'opera d'arte contraffatta. 

Mi sento la testa che pesa da farmi barcollare. Non ho alcun potere su di lei. Mi sento con le spalle al muro e ho la sensazione di aver perso qualcosa di grande e non posso più ignorarlo. Ho appena invitato un gatto ad avvicinarsi. Pure lui mi ignora. É bello guardarlo mentre si allontana, lui non ha bisogno di nessuno per godersi la vita. Vorrei essere come lui. Ma questa forma umana mi impone di aver bisogno di amore, di aver bisogno degli altri. Non mi impedisce di soffrire quando mi deludono. Vorrei essere immune a questa spiacevole condizione. Ma se lo fossi sarei un robot, il che renderebbe la mia vita altrettanto penosa. 

Seduta su questa panchina, scoraggiata dall'assenza di senso che regna sovrana in questa inafferrabile realtà, mi chiedo se ci sarà mai davvero un giorno in cui possa dire a me stessa di essere a casa. Di essere al sicuro. Non immune al dolore, quello ho ben capito essere impossibile. Ma solo al sicuro. Se incontrerò mai uno sguardo davanti al quale abbassare finalmente la guardia. Uno sguardo abbastanza trasparente da lasciarmi credere che fidarsi non sia sempre un errore. Uno ci spera, passa la vita sperando ma solo il caso, l'intreccio equanime delle possibilità infinite deciderà se concederti questo piccolo grande lusso. Questa incertezza brucia e accende al contempo, ti lascia in sospeso burlandosi di te. 

Io lotto tra due fuochi: l'esigenza che mi impone di vedere il mondo per quello che è e il desiderio infantile che continua a sperare di essersi sbagliata. Eppure, a malincuore, ogni volta realizzo che non mi sbagliavo affatto. E non mi inorgoglisce, non più. É una crepa dopo l'altra. Il prezzo da pagare per la verità é anche peggio del vivere una vita di menzogna. E questa é la cosa più contraddittoria ed insopportabile con cui sia mai dovuta scendere a patto. Più dolorosa di uno schiaffo in faccia, di una vita di silenziosi abusi. Contro questa forza non puoi reagire. Puoi solo importi di sopportarla mentre affoghi dentro di lei.

Rami a penzoloni testo di DebraL
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